Salerno/Vignelli/Tramonto
novembre 24, 2011
La lezione del designer Massimo Vignelli al teatro Verdi
Due i loghi che il maestro Vignelli ha ideato per Salerno, “uno di carattere prettamente istituzionale da utilizzare a livello municipale”, come spiega l’artista, con un logo che non dimentica i contenuti originali ma con essenzialità ed un’efficacia espressiva maggiore ed un altro “riservato al livello promozionale, contiene in sé l’elemento del mare, del tramonto, del sole, dell’orizzonte, del cielo e, se si guarda bene, si può scorgere al suo interno anche un delfino e un ippocampo“. Si tratta, in quest’ultimo caso, di una S stilizzata, inserita in un cerchio dal doppio colore che richiama ad un orizzonte marino e, al tempo stesso, ad un tramonto accennato.
“Quest’ultimo logo – rimarca Vignelli – sarà utilizzato per tutte le attività ludiche e culturali e rappresenterà il marchio Salerno nel mondo“. Il designer ha avuto parole di elogio per la città e per il sindaco Vincenzo De Luca: “Il sindaco Vincenzo De Luca – aggiunge Vignelli – è il vero grande catalizzatore di questa forza. Amministrazioni comunali di questo tipo ce ne sono ben poche perché, per pensare ad un’idea come questa, ci vogliono tre elementi: visione, grande coraggio e determinazione e il primo cittadino le contiene tutte avendo, tra le altre cose, una determinazione fuori dal comune“.
da SalernoToday
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«Mi piace che il design sia semanticamente corretto, sintatticamente coerente, pragmaticamente comprensibile, visualmente forte, intellettualmente elegante e soprattutto che duri per sempre».
Magari questa volta no.
leggo su:
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/cronaca/2011/23-novembre-2011/salerno-rete-contro-nuovo-logopraticamente-quello-napoli-1902279531210.shtml
il contributo di un esperto che preferisce mantenere l’anonimato.
Se questa è la capacità della lettura di un progetto, risulta evidente che la cultura del design è assolutamente scarsa legando il giudizio ad aspetti insignificanti. Dal canto suo, il politico cosa può fare se non rivolgersi ad una firma di indiscussa capacità per non essere attaccato dagli avversari politici?
[...] Nel solco scavato tra la soddisfazione del sindaco e i pareri discordanti della vox populi, abbiamo sottoposto la questione al giudizio di un esperto. Un tecnico che in équipe lavora quotidianamente all’ideazione di marchi in uno stadio grafico e che preferisce mantenere l’anonimato. «Se doveva richiamare elementi paesaggistici, la storia e lo sviluppo urbanistico della città – esordisce – il logo disegnato da Vignelli non risponde nell’immediato ai criteri stabiliti». Del resto la prima impressione può ingannare, allora ecco l’analisi dei particolari: «Non ci sono riferimenti storici alla città. È stato utilizzato il colore ufficiale della città, che è il giallo, con il blu di sfondo, ma si è dimenticato il rosso. Si potrebbe obiettare che il giallo è una cromia del rosso, però non è lo stesso». Il nostro esperto non sembra persuaso neppure dalla «S» di Salerno: «Il font utilizzato, che contiene le cosiddette “grazie”, fuori dal gergo tecnico le decorazioni alle due estremità della lettera, ha una connotazione che rimanda al passato e cozza con la prospettiva turistica di un invito declinato al futuro». Nessuna novità quindi? Non proprio. «Il logo guarda al futuro – continua il tecnico – solo nell’uso del colore blu, cui in grafica si attribuisce il valore di “moderno” e richiama il mare. Ma inserire il blocco grafico in un cerchio, mi rimanda immediatamente a quel logo… quello del NApoli». E torniamo al punto di partenza, ovvero gli elementi comuni al popolare simbolo calcistico: «Le somiglianze stanno nell’utilizzo delle grazie nel “font”, “S” o “N”, la scelta di identificare il marchio con una sola lettera, la forma geometrica circolare e la scelta del blu predominante che non caratterizza Salerno se non per il mare. E la tecnica del “gradient”, la sfumatura” del colore». ROMA, UN ESPERIMENTO RIUSCITO – Lo sconforto sembra avere il sopravvento, trovare un compromesso tra le regole del marketing e i valori di un’intera città sembra a questo punto impresa più che ardua, impossibile. «Un esempio di logo riuscito – ci soccorre il nostro interlocutore – è Roma». In che senso? «La giunta Alemanno nel 2010 bandì un concorso per la scelta del nuovo logo e il progetto vincitore non ha punti deboli, è impeccabile. Mette in risalto – spiega – innanzitutto i colori istituzionali, giallo e rosso, poi una colonna simbolo di storia e presenza monumentale, con la lupa capitolina posizionata in alto come segno dominante. Non solo, anche il tipo di scrittura impiega un carattere disegnato ex novo a mano con la scritta “Roma” ben integrata nel blocco grafico dove la “M” rappresenta anche le gambe della colonna». Un successo… «Diciamo che su questo logo non si può metter becco. È utilizzabile anche dal punto di vista serigrafico, ad esempio per la stampa su oggetti, perché è disegnato su tinte piatte, al contrario del logo salernitano, caratterizzato dalla sfumatura». Bocciatura in pieno dunque? «In fin dei conti la questione è semplice: spendendo 200 mila euro si poteva ottenere un risultato migliore? Io penso di sì».
ma è uno scherzo di Aprile?